impegno civico

Dare spazio al rispetto.

Un dialogo serio parte dall’ascolto e mette al centro la tutela degli animali.

Impegno civico · Regole chiare, tutela concreta

Dalla parte degli animali.
Anche quando le risposte sono difficili.

Chi incontra una tartaruga in difficoltà, chi non può più occuparsene o chi cerca di chiarire una situazione documentale complessa ha bisogno di sapere a chi rivolgersi e quali passi siano possibili. Al centro, però, non c’è soltanto la difficoltà di una persona: c’è un animale, con bisogni concreti e una vita che merita continuità, protezione e cure adeguate.

Il nostro impegno nasce qui. Vogliamo contribuire a semplificare e, dove necessario, proporre di modificare norme e procedure affinché la tutela sia comprensibile e praticabile. Non chiediamo scorciatoie per detenere animali, sanatorie indiscriminate o meno controlli: chiediamo percorsi capaci di proteggere gli animali anche nelle situazioni più complesse, mantenendo ferme le garanzie contro traffico e prelievo in natura.

La buona volontà, da sola, non basta. Quando mancano riferimenti chiari o soluzioni di accoglienza adeguate, il rischio è che l’animale resti senza una risposta ai suoi bisogni. Affidarlo a una persona, a una scuola o a un’altra realtà non è una soluzione soltanto perché qualcuno si offre: occorrono spazi, competenze e responsabilità continuative. Anche un’iniziativa educativa deve partire dal benessere dell’animale, non dalla sua disponibilità a essere osservato.

Identificare per proteggere.
Il benessere prima di tutto.

Una giovane tartaruga può stare nel palmo di una mano. Di fronte a una vita così piccola, anche una procedura di identificazione merita attenzione: non soltanto al documento da compilare, ma all’animale che abbiamo davanti. È da questa sensibilità che nasce il nostro impegno sul tema dei microchip, con particolare attenzione alle giovani Testudo hermanni.

Il nostro obiettivo: un’identificazione senza impianti.

La Fondazione intende promuovere il superamento dei microchip impiantati nelle tartarughe, chiedendo ricerca, confronto e un’evoluzione delle norme verso alternative non invasive, affidabili e riconosciute dalle autorità. Non chiediamo animali senza identità o meno controlli: vogliamo una tutela che unisca riconoscimento dell’esemplare, provenienza documentata e rispetto della sua integrità.

È una proposta di cambiamento, non un’alternativa già disponibile per ogni situazione. Chiediamo che i metodi siano confrontati con criteri trasparenti: benessere, affidabilità nel tempo, resistenza alle frodi e concreta utilità nei controlli.

Le dimensioni contano. Le evidenze, anche.

L’impianto è un atto medico veterinario, come chiarisce la FNOVI. La nostra attenzione ai piccoli esemplari non equivale ad affermare che ogni applicazione provochi lesioni: uno studio su giovani Testudo hermanni, con 30 animali marcati e 30 di controllo, non ha rilevato effetti negativi sui parametri osservati nei dieci mesi di monitoraggio. Un risultato da considerare nelle condizioni studiate, senza trasformarlo in una garanzia universale o ignorarlo perché diverso dalle nostre preoccupazioni.

Un codice identifica. La tutela richiede un sistema.

Il microchip identificativo non è un GPS: permette di leggere un codice, non di seguire gli spostamenti dell’animale. Quel codice ha una funzione documentale: il regolamento europeo ne prevede l’indicazione sulle licenze e sui certificati pertinenti. Per questo non lo definiamo “inutile”. Chiediamo piuttosto di valutare quanto l’intero sistema riesca a collegare l’animale alla sua storia e a prevenire frodi e traffici, senza ridurre la tutela alla sola presenza di un dispositivo.

Il regolamento (CE) n. 865/2006, articoli 66–68, disciplina la marcatura per le procedure cui si applica e contempla casi in cui il microchip non è appropriato o una marcatura non può essere applicata senza danno. Le valutazioni spettano alle autorità competenti; il benessere dell’animale deve essere rispettato. Il nostro impegno non sospende gli obblighi vigenti: per il singolo esemplare occorre rivolgersi al servizio CITES competente e al veterinario, senza omettere autonomamente gli adempimenti né tentare di rimuovere un microchip.

Ascoltare le esperienze. Costruire proposte fondate.

Le esperienze possono aiutarci a comprendere dove le persone incontrano ostacoli e dove gli animali rischiano di rimanere senza tutela. Vogliamo partire da queste difficoltà per individuare temi ricorrenti e prepararli al confronto con professionisti qualificati e istituzioni competenti. Un racconto è un punto di ascolto, non la prova automatica di un problema generale né una valutazione giuridica del singolo caso.

L’obiettivo è concreto: rendere più chiari i riferimenti per chiedere aiuto, favorire percorsi di affidamento appropriati e dare continuità alla cura. L’abbandono non è una risposta alle difficoltà. Questa iniziativa non autorizza raccolta, detenzione o trasferimento di animali e non offre consulenza legale o procedure di regolarizzazione.

Per un animale in difficoltà, contatta tempestivamente le autorità competenti e, per le necessità sanitarie, un veterinario: non attendere una risposta attraverso questa iniziativa.

Il Santuario non può ancora accogliere tartarughe provenienti dall’esterno. Ci siamo attivati per ottenere le autorizzazioni necessarie e rendere possibile questa accoglienza. Una volta completato il percorso autorizzativo e predisposte le condizioni di cura, saremo lieti di aprire questa possibilità, valutando ogni affidamento in base alle esigenze dell’animale e agli spazi disponibili. Comunicheremo sul sito l’avvio dell’accoglienza e le modalità per contattarci.

Il confronto sulle norme parte dai riferimenti ufficiali: Commissione europea — tutela delle specie e commercio e Raggruppamento Carabinieri CITES.

La tua esperienza può aiutarci a fare chiarezza.

Raccontare e sostenere sono due modi diversi di partecipare. Puoi condividere un’esperienza senza aderire alla proposta, oppure esprimere il tuo sostegno senza raccontare una vicenda personale. In entrambi i casi, il punto di partenza è lo stesso: il benessere degli animali.

Vuoi confrontarti con la Fondazione su questa iniziativa? Scrivici a info@icustodidellaterra.org per aprire un dialogo sulle esigenze degli animali e sulla continuità della cura.

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Impegno civico

Ascoltare i bisogni. Costruire il confronto.

La Fondazione intende contribuire a un confronto pubblico documentato e rispettoso tra istituzioni, professionisti, associazioni e cittadini.

Ci interessano le conseguenze concrete delle scelte: come accompagnare una cultura della cura, rendere accessibile la conoscenza e favorire responsabilità condivise verso gli animali.

Le eventuali proposte pubbliche saranno presentate con obiettivi, fonti e contesto, quando definite.

01

Ascoltare

Partire dall’esperienza e dal confronto tra competenze diverse, dando attenzione alla complessità delle situazioni.

02

Documentare

Distinguere fatti, domande e proposte. Rendere riconoscibili le fonti su cui si fonda il confronto.

03

Dialogare

Cercare interlocuzioni costruttive con chi si occupa di tutela, con rispetto per ruoli e responsabilità.

Il metodo conta quanto l’obiettivo.

Affrontare temi delicati richiede misura. Il nostro impegno è contribuire a proposte comprensibili e verificabili, evitando giudizi sommari e promesse che non possiamo sostenere.

Un passo, insieme

Un confronto può iniziare da un messaggio.

Se rappresenti un ente, un’associazione o una realtà professionale, raccontaci il tema su cui desideri dialogare.

Contatta la Fondazione

Informare con chiarezza. Proporre con responsabilità.

Una spiegazione delle regole e una proposta per migliorarle svolgono funzioni diverse. I progetti editoriali devono aiutare a comprendere fatti e fonti; qui presentiamo l’impegno della Fondazione e il percorso di ascolto da cui sviluppare proposte documentate.

Su temi delicati, un’esperienza può far emergere una domanda ma non dimostra da sola un rapporto di causa ed effetto. Distinguiamo dato verificato, osservazione, ipotesi e interpretazione. Il confronto non deve attribuire colpe collettive né semplificare le informazioni per renderle più persuasive.

Dall’ascolto a una proposta verificabile.

Una futura iniziativa pubblica dovrà chiarire il problema affrontato, le fonti, gli interlocutori, la proposta concreta e lo stato del confronto. Il percorso di partecipazione raccoglie esperienze e manifestazioni di sostegno: non è una petizione formale né una raccolta di firme autenticate, e non anticipa gli esiti del confronto con le istituzioni. Un contatto non implica adesione istituzionale o approvazione di una posizione.