Il Santuario Etico
La loro vita continua.
La cura deve poter continuare.
Quando una tartaruga entra nella nostra vita, il suo futuro diventa parte delle nostre responsabilità. Il Santuario nasce per dare radici a questa cura e aiutarla a guardare oltre il presente.

IN QUESTA PAGINA
Perché nasce · Perché serve · Il progetto · Tappe e risorse · Il Santuario pilota in video · Un modello replicabile · Come vivranno · La nostra esperienza · Acqua e alimentazione · Vicini, anche a distanza
PERCHÉ UN SANTUARIO
A chi le affideremo,
quando non potremo più esserci?
Le tartarughe terrestri possono vivere per molti decenni e, in alcune specie, superare i cento anni. La longevità varia secondo la specie e le condizioni di vita: il loro percorso può proseguire oltre quello della persona che le ospita.
Con il tempo possono cambiare la salute, la casa, la famiglia o la possibilità di prendersi cura di un animale. Chiedersi per tempo chi potrà continuare a farlo non significa volerlo lasciare: significa voler proteggere anche la parte della sua vita che non potremo accompagnare.
Una vita lunga merita
una cura capace di guardare lontano.
Il nostro obiettivo è costruire luoghi in cui questa responsabilità possa essere condivisa: habitat adeguati, competenze e continuità, nel rispetto della natura di ogni animale.
Partiamo dall’esperienza del Santuario pilota e vogliamo diventare un riferimento in Italia per la custodia etica di lungo periodo. È una direzione di lavoro che immaginiamo aperta anche ad altri territori, attraverso collaborazioni e progetti da costruire con la stessa attenzione.
In Italia esistono già realtà di recupero e centri dedicati anche ad animali sequestrati o confiscati. La nostra missione si concentra sulla continuità della cura: dare forma a una prospettiva di lungo periodo per gli animali e per le persone che si interrogano sul loro futuro.
LO SPAZIO CHE ABBIAMO CAMBIATO
Una vita lunga ha bisogno
di luoghi in cui continuare.
La continuità della cura non è l’unica ragione per cui nasce il Santuario. C’è anche una domanda che riguarda il territorio: quanto spazio lasciamo alla vita degli altri animali?
Gli habitat naturali delle tartarughe esistono ancora, ma in molti territori sono stati ridotti, trasformati o separati da strade, edifici e infrastrutture. Anche le lavorazioni agricole possono diventare un pericolo quando non lasciano rifugi e passaggi sicuri. Un terreno verde, da solo, non è necessariamente un luogo adatto in cui vivere.
Per una tartaruga, una strada può interrompere un percorso abituale; una lavorazione meccanica può trasformare rapidamente uno spazio di alimentazione in un rischio. Sono difficoltà che spesso sfuggono al nostro sguardo, ma che incidono profondamente sulla vita degli animali.
Il Santuario nasce anche da questa consapevolezza: costruire ambienti protetti per gli esemplari che potranno esservi legittimamente accolti. Non sostituisce la tutela delle popolazioni selvatiche e dei loro habitat: è un impegno complementare, rivolto alla continuità della cura.
Habitat e pressioni sul territorio: la monografia su Testudo hermanni del gruppo specialistico IUCN.
DAL SANTUARIO PILOTA AL PROGETTO CHE CRESCE
L’esperienza mette radici.
Il futuro prende forma.
Il Santuario pilota è il nostro punto di partenza: circa 500 m², circa 200 animali e una pratica di cura che nasce da oltre quarant’anni di esperienza. Il nuovo progetto guarda a un’area più ampia, già acquistata dal fondatore e destinata a essere concessa in uso alla Fondazione.
Esplora il Santuario Etico che stiamo progettando: lo schema presenta gli spazi proposti, le tappe e le risorse da costruire insieme, non un disegno esecutivo. Poi entra nel racconto del Santuario pilota: fotografie e riprese reali mostrano la vita degli animali e gli elementi della cura quotidiana.
Il Santuario Etico
Un luogo di cura, conoscenza e vita condivisa. Esplora gli spazi del Santuario che vogliamo realizzare.
Distribuzione proposta su circa 10.300 m²: quattro file di moduli da 6 × 6 metri in due gruppi separati, con un prolungamento a L. Dimensioni, collocazioni e capacità di accoglienza sono da verificare nel progetto.
I recinti
La protezione, costruita con cura.
Un sistema di moduli replicabili, per portare l’esperienza del primo Santuario in uno spazio più grande.
42 moduli da 6 × 6 m — Quattro file in due gruppi separati, con un prolungamento a L: 1.512 m².
Più spazio alla vita, senza concentrare tutti gli animali in un unico recinto. La proposta comprende quattro file di dieci moduli da 6 × 6 metri, divise in due gruppi di due file con uno spazio libero intermedio. Due moduli aggiuntivi prolungano l’ultima fila a L: in tutto quarantadue moduli, aggregabili o separabili secondo le esigenze degli ospiti.
Le linee interne indicano separazioni modulabili, non un animale per casella. Potremo organizzare habitat distinti per gruppi compatibili, valutare la separazione fra maschi e femmine e dedicare settori a esemplari di diversa provenienza. Per i nuovi arrivi la sola separazione dei recinti non sostituisce valutazioni veterinarie, quarantena e procedure dedicate. Eventuali altri animali richiederanno spazi e gestione adeguati, separati dalle tartarughe.
Il sistema sarà studiato con un fabbro, un ingegnere e un architetto: giunti, ancoraggi e lavorazioni in sito dovranno unire facilità di montaggio, manutenzione e protezione degli animali.
- 42 moduli da 36 m²: 1.512 m² complessivi
- Due gruppi distinti, configurazioni rettangolari o a L
- Capacità di accoglienza da valutare, non proporzionale al solo numero di moduli
L’esperienza da cui partiamo
Nel Santuario pilota la struttura in ferro sostiene una rete verde con aperture libere di circa 1 × 1 cm. La lamiera perimetrale è ancorata a una base in calcestruzzo interrata per circa 50 cm e si alza di circa 50 cm fuori terra. Sotto circa un metro di terra, uno strato di sasso lavato favorisce il drenaggio. Sono soluzioni che osserviamo e manteniamo da circa dieci anni: un’esperienza concreta da cui imparare, non una garanzia assoluta di protezione.
Proteggere anche sotto il terreno
Ratti e altri piccoli roditori sono tra i rischi da considerare per le tartarughe. La continuità fra barriera interrata, rete e lamiera sarà studiata insieme al drenaggio: anche i fori e gli scarichi dell’acqua dovranno essere protetti. Quote, parte interrata e altezza fuori terra della lamiera saranno definite nel progetto. Rialzare il terreno, da solo, non garantisce l’assenza di allagamenti.
Replicare bene, usare meglio le risorse
Standardizzare i pezzi può semplificare forniture, trasporto, montaggio e sostituzioni, creando economie di scala. Vogliamo ridurre lavorazioni e sprechi senza sacrificare la qualità; costi e prestazioni saranno verificati con i progettisti e i fornitori.
L’acqua
Raccogliere la pioggia. Restituire vita.
In alto a destra, un bacino per custodire l’acqua e studiarne il riutilizzo nel Santuario.
≈ 600 m² — Ingombro del bacino nella bozza; volume e profondità da studiare.
Vorremmo raccogliere l’acqua proveniente dalle coperture e dai drenaggi dei recinti attraverso canalizzazioni dedicate, per ridurre gli sprechi e sostenere l’irrigazione.
La rete tratteggiata mostra il collegamento desiderato. Pendenze, eventuale pompaggio, filtrazione, troppo pieno e qualità dell’acqua determineranno come realizzarlo. Le acque raccolte nei recinti richiedono una valutazione specifica prima del riuso.
- Bacino spostato nel settore superiore destro
- Raccolta, trattamento e riuso come parti dello stesso sistema
- Irrigazione e habitat acquatico da valutare separatamente
Un possibile habitat acquatico
Il progetto potrà valutare spazi per tartarughe d’acqua e rifugi per anfibi. Non presumiamo che tartarughe, rane e pesci possano convivere nello stesso bacino: specie, separazioni, qualità dell’acqua e gestione saranno definiti con le competenze necessarie, senza introdurre animali spontaneamente.
L’acqua sostiene la cura
Il bacino non è ancora realizzato. La sua capacità utile e il contributo all’irrigazione dipenderanno da piogge, superfici di raccolta e fabbisogni, che dovranno essere misurati.
Percorsi separati per gli spazi di cura
Gli scarichi dei locali sanitari, di isolamento e della nursery dovranno avere una gestione dedicata: non sono collegati al bacino nella bozza. Le linee azzurre rappresentano soltanto l’intenzione di raccolta dagli habitat esterni, da verificare nel progetto.
Prima assistenza
Un luogo pronto a prendersi cura.
Accanto alla nursery, uno spazio dedicato alla prima assistenza veterinaria e all’osservazione degli animali in difficoltà.
12 × 12 m — 144 m² di ingombro illustrativo; distribuzione sanitaria da progettare.
Immaginiamo locali attrezzati per la valutazione veterinaria, le cure urgenti e la stabilizzazione degli ospiti, con eventuale trasferimento verso strutture veterinarie adeguate quando necessario.
La vicinanza alla nursery facilita il lavoro dei custodi, ma i percorsi e gli ambienti resteranno distinti. Gli animali malati o sospetti non condivideranno spazi e attrezzature con i piccoli ospitati nella nursery.
- Prima assistenza sotto responsabilità veterinaria
- Osservazione e isolamento da organizzare in ambienti distinti
- Presidio proposto per gli ospiti, non pronto soccorso pubblico attivo
Prima si definisce la cura, poi gli spazi
Attività consentite, attrezzature, igiene, responsabilità professionali e requisiti autorizzativi guideranno la progettazione. Questa sagoma non rappresenta una struttura sanitaria già autorizzata o un servizio aperto all’utenza.
Un sostegno concreto al lavoro quotidiano
Vogliamo che la gestione delle urgenze abbia luoghi e procedure dedicati. Isolamento, depositi e flussi di pulizia dovranno essere dimensionati insieme al personale veterinario; il progetto non prevede prestazioni cliniche svolte autonomamente dai volontari.
Nursery protetta
Aiutare i più fragili a crescere.
A fianco degli spazi di cura, una nursery protetta per i piccoli e per gli animali che richiedono uno svernamento assistito.
12 × 12 m — 144 m² di ingombro illustrativo; ambienti e capacità da definire.
Per alcune tartarughine appena nate o per soggetti fragili, vogliamo poter offrire un ambiente interno controllato durante il primo inverno, quando le condizioni individuali lo richiedono.
La scelta fra letargo e svernamento assistito sarà valutata con il veterinario in base a specie, salute e sviluppo. Non diventa una regola automatica per tutti i piccoli: l’obiettivo è rispondere ai bisogni di ciascun animale.
- Ambienti controllati e osservazione quotidiana
- Nursery distinta dai ricoveri per animali malati
- Svernamento deciso caso per caso con il veterinario
Calore, luce e tempi adatti
Riscaldamento, illuminazione, ventilazione e organizzazione dei gruppi saranno definiti per le specie e i soggetti ospitati. Non sono ancora assegnate temperature, dotazioni o capacità ricettive.
Accompagnare il ritorno all’habitat
Il passaggio agli spazi esterni sarà graduale e valutato in relazione alle condizioni dell’animale e dell’ambiente. La nursery è un sostegno alla crescita e alla ripresa, non una promessa di risultato clinico.
Il giardino condiviso
Imparare a coltivare. Imparare a custodire.
Un piccolo orto botanico, accanto alle serre, dove la partecipazione incontra il rispetto dei luoghi.
28 × 6 m — 168 m² di giardino dimostrativo nella bozza.
Immaginiamo un giardino di osservazione e coltivazione per future attività organizzate dalla Fondazione. Al momento non sono previste visite o accessi del pubblico: modalità e tempi di eventuali attività saranno definiti nel rispetto degli animali e delle persone.
Una siepe separerà le colture dagli habitat delle tartarughe. Le eventuali attività botaniche resteranno distinte dagli spazi degli animali, con passaggi e responsabilità da progettare insieme.
- Area delle colture distinta dagli habitat
- Siepe di separazione e passaggi gestiti
- Attività future organizzate nel rispetto degli habitat
Una comunità che impara
Le future attività potranno far conoscere le piante, l’uso attento dell’acqua e la gestione dell’idroponica. Il percorso educativo sarà costruito a partire dalle competenze e dalle risorse disponibili.
Protezione e cura
Una presenza attenta, anche quando è silenziosa.
Confini, percorsi e tecnologie al servizio degli animali e di chi se ne prende cura.
Fascia sud: 6 m liberi — Percorso di servizio perimetrale illustrato con larghezza di 6 m.
Una recinzione esterna, accompagnata da una siepe, sarà studiata per limitare intrusioni e accessi di animali che possono mettere a rischio gli ospiti, comprese volpi e altri predatori. I recinti delle tartarughe avranno una propria protezione dedicata.
Lasciamo liberi i primi 6 metri lungo il confine sud, sul lato dell’ingresso, e rappresentiamo un percorso continuo di servizio. Il passaggio di un mezzo agricolo richiederà anche verifiche di fondo, raggi di curva e spazi di manovra.
- Protezione perimetrale e protezione dei recinti sono distinte
- Percorsi mantenuti liberi da alberi e strutture
- Monitoraggio a supporto della presenza dei custodi
Accogliere la piccola fauna, proteggere le tartarughe
Si studieranno passaggi selettivi nella sola recinzione esterna per favorire la piccola fauna compatibile con il parco, come anfibi e, dove possibile, lepri. Un’apertura non esclude automaticamente i roditori: forma, posizione e controlli andranno verificati. Nessun passaggio sarà ricavato per questo scopo nei recinti delle tartarughe.
Tecnologia per osservare e intervenire
Vorremmo un impianto di videosorveglianza a copertura dell’area e strumenti di intelligenza artificiale che aiutino a individuare anomalie e studiare i comportamenti. Le segnalazioni richiederanno verifica umana; il sistema non sostituisce i controlli dei custodi. Posizioni, coperture e accessi alle telecamere non sono pubblicati nella mappa.
Conoscenza da condividere
Filmati selezionati potranno essere messi a disposizione di università e centri di studio, attraverso accordi e accessi controllati. Non sono ancora attive collaborazioni o trasmissioni video legate a questa proposta.
Osservare da lontano, aiutare da vicino
Desideriamo condividere la vita che questo luogo custodisce. Stiamo progettando un sistema audiovisivo che permetta di osservare dal proprio telefono o computer alcuni momenti della quotidianità degli animali, in fasce orarie dedicate e senza interferire con i loro ritmi. Le riprese rispetteranno la riservatezza delle persone e del luogo, senza esporre gli impianti di sicurezza. Modalità e tempi saranno comunicati quando il servizio sarà pronto.
Il parco vivo
Un luogo che lascia spazio alla vita.
Alberi, siepi, prati e rifugi: un paesaggio da costruire attorno agli habitat protetti.
Circa 10.300 m² — La superficie complessiva; gli spazi liberi includono percorsi e vegetazione.
Vorremmo intrecciare alberi del paesaggio veneto con vegetazione ispirata agli ambienti delle testuggini mediterranee. Le chiome nella mappa indicano questa intenzione, non un numero definitivo di alberi o un piano di piantumazione.
Le piante saranno scelte per clima, suolo, spazio a maturità e compatibilità con gli animali. Sole e ombra, radici, accessibilità e manutenzione guideranno la disposizione.
Immaginiamo un percorso pedonale attorno al parco, senza entrare nei recinti, da inserire nelle future attività dei Custodi che collaborano al progetto. Oggi non sono previste visite del pubblico: la tranquillità degli animali guiderà ogni scelta.
- Farnia, carpino bianco e acero campestre: esempi da valutare
- Leccio e corbezzolo: riferimenti mediterranei da adattare al sito
- Prati, rifugi e buio notturno come parti dell’habitat
- Un percorso pedonale per conoscere il parco con rispetto
Una fascia alberata sul lato destro
Una striscia continua è riservata ad alberi e arbusti lungo il lato destro, all’interno del percorso di servizio. Vogliamo attenuare il vento e creare una separazione vegetale dai campi vicini, mantenendo liberi i passaggi. Specie, distanze, altezza e sviluppo delle chiome guideranno la piantumazione; la fascia non è una garanzia di isolamento dagli effetti delle attività circostanti.
Ospitalità per la fauna selvatica
Vogliamo favorire la presenza spontanea di uccelli, anche migratori, civette e pipistrelli, con vegetazione, rifugi adatti e illuminazione contenuta. I pipistrelli italiani si nutrono di insetti; la fauna contribuisce all’equilibrio del luogo, ma non sostituisce le barriere e la prevenzione dei roditori.
Un parco, più possibilità
Potrà essere valutata anche l’accoglienza di capre, pecore, galline o altri animali, in spazi dedicati e con le necessarie competenze di gestione. Non avranno accesso ai recinti delle tartarughe. La convivenza con la fauna spontanea e la tutela della vegetazione saranno verificate prima di introdurre nuove presenze.
Camminare nel parco, come parte della cura
Il percorso ad anello accompagnerà lo sguardo tra vegetazione, spazi aperti e habitat protetti, senza attraversare i recinti. In futuro vorremmo dedicarne la fruizione ai Custodi che collaborano con continuità alle attività della Fondazione, secondo modalità riservate da definire. Al momento non sono previste visite del pubblico; una donazione non dà diritto di ingresso. Nel frattempo racconti, immagini e il sistema audiovisivo in progettazione ci aiuteranno a condividere la vita del Santuario anche a distanza. Tracciato, fondo, accessibilità e passaggi dei mezzi saranno verificati nel progetto.
L’arrivo dei custodi
La cura comincia dall’arrivo.
Subito dopo l’ingresso, sulla sinistra, pochi posti auto riservati a chi si prende cura del Santuario.
2–3 posti riservati — Tre stalli illustrativi in una zona di 9 × 5 m; accessi e manovre da verificare.
La sosta dei custodi è raccolta subito dopo l’ingresso, sulla sinistra, per contenere il movimento dei veicoli nel parco. Prevediamo soltanto due o tre posti: la mappa ne rappresenta tre, con dimensioni indicative da verificare insieme agli spazi di manovra.
La fascia libera di 6 metri sul lato sud resta destinata al collegamento e al servizio. Accessibilità, svolte, fondo e manovre saranno verificati sul progetto, mantenendo separati veicoli e attività con gli animali.
- Sosta riservata a chi si occupa del Santuario
- Zona distinta dai recinti e dal giardino
- Sosta riservata alle attività di cura
Il luogo del ricordo
La cura lascia una traccia.
In alto a sinistra, un piccolo spazio raccolto per ricordare gli animali che hanno vissuto con noi.
8 × 6 m — 48 m² riservati al luogo del ricordo nella bozza.
La proposta è dedicare questo spazio alla custodia delle ceneri dopo la cremazione, con modalità da definire attraverso operatori autorizzati e nel rispetto delle procedure applicabili.
Il Codice Etico richiede rispetto anche dopo la morte e affida alle competenze veterinarie le valutazioni necessarie. Questo luogo vuole tradurre quella cura in memoria, con discrezione e dignità.
- Un luogo piccolo e raccolto
- Ceneri dopo cremazione, non sepoltura diretta nella bozza
- Procedure e modalità di custodia da definire
Ospitalità riscaldata
Un riparo adatto, fino a una nuova casa.
Una struttura separata, con proposta fotovoltaica, per testuggini di altre specie che richiedono ambienti riscaldati e spazi adeguati alla loro taglia.
12 × 12 m — 144 m² di ingombro illustrativo, come la prima assistenza; capacità da verificare.
Vorremmo rendere possibile l’ospitalità temporanea di animali per i quali il clima esterno non è adatto, comprese testuggini di grandi dimensioni e specie che non effettuano il letargo.
La proposta comprende anche eventuali esemplari sequestrati o affidati dalle autorità, da accogliere soltanto attraverso accordi, titoli e capacità di gestione verificati, in attesa di un ricollocamento idoneo deciso con i soggetti competenti.
- Ambienti riscaldati e separazioni secondo specie e necessità
- Area dedicata ai nuovi arrivi e alla quarantena da progettare
- Fotovoltaico, continuità energetica e allarmi da studiare
Collaborare senza sostituirsi agli altri centri
La Fondazione intende valutare collaborazioni con CRAS, autorità e altre strutture competenti. Non sono dichiarate carenze di singoli centri, convenzioni già stipulate o un’autorizzazione all’accoglienza già ottenuta.
Una struttura che segua i bisogni degli ospiti
Gli spazi interni, gli eventuali settori esterni collegati, la portanza e le separazioni dovranno essere adeguati alla taglia e al comportamento delle specie. La sola superficie disegnata non stabilisce quanti animali possano essere ospitati.
Energia per una cura continua
I pannelli fotovoltaici potranno contribuire ai consumi, ma la continuità del riscaldamento richiederà uno studio energetico con fonti di supporto, controlli e gestione delle interruzioni. Non presumiamo che il fotovoltaico da solo garantisca calore per tutto l’anno.
Serre idroponiche
Coltivare il nutrimento. Condividere il sapere.
Due serre sul lato sinistro del progetto, una sopra l’altra nella pianta, per produrre una parte del cibo e costruire nuove competenze.
2 serre da 18 × 9 m — 324 m² complessivi, incluso un locale per preparare gli alimenti.
Vogliamo aumentare l’autonomia alimentare del Santuario, coltivando vegetali scelti per le esigenze degli animali. Le strutture vicine all’ingresso facilitano la gestione senza attraversare gli habitat protetti.
La coltivazione può diventare anche un’occasione per la comunità: imparare a gestire un sistema idroponico, osservare la crescita delle piante e partecipare ad attività organizzate.
- Produzione alimentare e apprendimento
- Acqua e nutrienti dosati con attenzione
- Fotovoltaico sulle coperture, da dimensionare
Dalla coltura alla preparazione
Nella serra superiore riserviamo un locale illustrativo di 6 × 6 metri al lavaggio e alla preparazione di verdura e frutta. Il sistema già studiato dalla Fondazione sarà raccontato con una sezione dedicata, fotografie e filmati. Il locale resterà distinto dagli spazi sanitari; superfici, percorsi e gestione degli scarichi saranno progettati per questa funzione.
Coltivare con responsabilità
L’idroponica utilizza una soluzione nutritiva: non elimina il bisogno di fertilizzanti. Il nostro obiettivo è dosare i nutrienti in modo mirato, recuperare l’acqua dove possibile e prevenire i problemi delle colture per perseguire una gestione senza pesticidi. Non è un risultato automatico del metodo.
Anche l’energia fa parte del progetto
Prevediamo di studiare pannelli fotovoltaici sulle coperture per aumentare l’autonomia energetica. Superficie dei pannelli, luce necessaria alle piante, consumi ed eventuale accumulo saranno valutati insieme; la mappa non assegna potenze o percentuali di autosufficienza.
Il Santuario pilota
Il Santuario pilota: dieci anni di cura.
Circa 500 m² di cura quotidiana: l’esperienza concreta da cui nasce il prossimo Santuario.
Circa 500 m² — Il Santuario esistente, da cui nasce il progetto di ampliamento.
Il primo Santuario è già realtà. Nasce da oltre quarant’anni di esperienza con gli animali e con Testudo hermanni. Da più di dieci anni i suoi recinti accompagnano la cura quotidiana: un’esperienza concreta da conservare, migliorare e rendere replicabile.
L’ampliamento vuole portare questa attenzione in un’area più grande, preparando anche la futura accoglienza di animali dall’esterno, quando autorizzazioni, strutture e capacità di cura lo consentiranno.
- Fotografie reali del Santuario esistente
- Un progetto di crescita, non opere già realizzate
- Cura e capacità di gestione prima dei numeri
Il Santuario pilota
Fotografie e riprese reali del Santuario pilota, dall’archivio della Fondazione.
Il filmato si apre sui recinti e la vegetazione del Santuario pilota. Seguono tartarughe tra le erbe, un rifugio con foglie secche e animali sulla soglia di una casetta. Dopo la fotografia dell’abbeveratoio vuoto, un’altra fotografia mostra una tartaruga con il muso nell’acqua mentre beve. Le riprese accompagnano poi il cammino di una tartaruga, un piccolo esemplare tra le erbe, un’ape su un fiore, la vegetazione e la vita intorno ai rifugi. Due tartarughe mangiano radicchio, un’altra si muove tra luce e ombra. Un ritratto finale lascia apparire il logo della Fondazione e le parole «La cura continua».
Casette e rifugi
Una casetta non è soltanto una copertura: è uno spazio in cui potersi ritirare. Nel Santuario pilota, osserviamo da circa dieci anni come le tartarughe scelgono e utilizzano i propri rifugi.
I rifugi sono ricavati da pozzetti capovolti e adattati, con le pareti interne rivestite di compensato marino. All’esterno è stato applicato un cappotto isolante di circa 3 cm; anche i tetti sono realizzati con pannelli coibentati. Sono soluzioni pensate per attenuare gli sbalzi termici, dal freddo invernale al caldo estivo.
Nella nostra esperienza, gli animali tornano spontaneamente in queste strutture per il riposo notturno e le utilizzano durante il letargo. Nel periodo invernale integriamo i rifugi con foglie e paglia, mentre le tartarughe scavano il proprio riparo nel terreno.
È una pratica seguita e affinata nel tempo attraverso l’osservazione: non sostituisce il controllo delle condizioni del rifugio e delle esigenze dei singoli animali. L’isolamento, da solo, non garantisce temperature adatte in ogni stagione.
Abbeveratoi
Anche i punti d’acqua fanno parte della cura quotidiana. La loro gestione va considerata insieme agli spazi in cui vivono gli animali.
Accessibilità, ricambio, pulizia e controlli sono aspetti da seguire con continuità. Nel filmato, alla fotografia dell’abbeveratoio segue quella di una tartaruga mentre beve: il dettaglio costruttivo incontra così il gesto quotidiano per cui è stato pensato. La cura non è soltanto predisporre un oggetto, ma seguirne l’utilizzo e le condizioni.
Verde e ombra
La vegetazione non è una cornice: è parte dello spazio vissuto dagli animali. Erbe, cespugli e zone ombreggiate offrono ambienti diversi, da scegliere secondo il momento della giornata.
Il verde fa parte dell’organizzazione dei recinti: ripari, spazi più aperti e percorsi degli animali si alternano nello stesso ambiente.
La cura comincia anche sotto la superficie: nel Santuario pilota è stato predisposto un fondo di sasso lavato per favorire il drenaggio dell’acqua, ricoperto da circa un metro di terra, nel quale sono collocati i rifugi. È la stratigrafia adottata in questo ambiente, da leggere insieme alle caratteristiche del terreno e alla sua gestione.
L’osservazione quotidiana ci aiuta a comprendere come gli animali utilizzano questi spazi e a orientarne la cura, senza ridurre il Santuario a un prato ordinato soltanto per lo sguardo umano.
La protezione
La protezione fa parte dell’ambiente, ma non ne esaurisce il significato: dentro i recinti devono trovare spazio movimento, riparo e comportamenti naturali.
I recinti del Santuario pilota hanno una struttura metallica, attualmente in ferro, e una rete metallica verde con aperture libere di circa 1 × 1 cm. La protezione è pensata per limitare l’accesso di potenziali predatori, tra cui roditori, rapaci e corvidi come corvi e gazze, con particolare attenzione agli animali più piccoli.
Al perimetro, la lamiera è ancorata a una base in calcestruzzo interrata per circa 50 cm e si alza di circa 50 cm sopra il terreno; più in alto prosegue la rete. La continuità della barriera anche sotto terra è una delle scelte adottate per ostacolare l’ingresso di animali che scavano.
Non consideriamo una struttura una protezione assoluta: integrità della rete, raccordi, terreno e rifugi richiedono controlli e manutenzione. Le misure descrivono ciò che abbiamo realizzato nel Santuario pilota, non un progetto standard da riprodurre senza valutare il luogo e gli animali da ospitare.
Un passo alla volta. Una casa per la vita.
L’esperienza e il terreno ci sono. Ora vogliamo trasformare il progetto in luoghi di cura, rendendo visibile ogni passaggio e l’uso delle risorse.
Le basi raggiunte
- Quarant’anni di esperienza: Con gli animali e con Testudo hermanni: l’origine di questo percorso.
- Il Santuario pilota: Circa 500 m² già dedicati alla cura, con recinti in uso da oltre dieci anni.
- Fondazione costituita: 31 marzo 2026: nasce la Fondazione, per dare continuità al progetto e ai suoi valori.
- Iscrizione al RUNTS: Repertorio 174420, decreto n. 15908 del 17 luglio 2026: la Fondazione è un Ente del Terzo Settore.
- Terreno individuato: Uno spazio scelto per dare forma al nuovo Santuario.
- Terreno acquisito: Il terreno è stato acquistato dal fondatore e sarà concesso in uso alla Fondazione.
Dal disegno al progetto
Prima delle opere, definiamo ciò che serve agli animali e come realizzarlo sul terreno.
- Rilievo, distribuzione degli spazi e verifica del suolo e delle acque.
- Progettazione delle strutture e dei moduli insieme ai professionisti.
- Verifiche urbanistiche, autorizzazioni e preventivi delle singole opere.
Budget da definire. Spese effettive non disponibili.
Confini, siepi e sicurezza
Il primo intervento sul campo proteggerà il luogo e accompagnerà tutte le fasi del cantiere.
- Realizzare la recinzione perimetrale e i passaggi di servizio.
- Piantare le siepi di confine secondo il progetto del verde.
- Installare allarme e videosorveglianza, con accessi riservati ai responsabili.
Budget da definire. Spese effettive non disponibili.
Preparare il ciclo dell’acqua
Predisponiamo il bacino e le reti prima di completare gli habitat: i lavori interrati devono trovare posto fin dall’inizio.
- Scavo e predisposizione tecnica del bacino di raccolta.
- Reti per pioggia, drenaggi e irrigazione, con trattamento dove necessario.
- Gestione distinta delle acque di lavaggio e degli scarichi sanitari: non confluiscono automaticamente nel laghetto.
Budget da definire. Spese effettive non disponibili.
Gli spazi che rendono possibile la cura
Edifici diversi per bisogni diversi, dall’alimentazione alla protezione degli animali più fragili.
- Prima assistenza veterinaria, nursery e ambienti di isolamento con percorsi distinti.
- Ospitalità riscaldata per specie che richiedono condizioni climatiche dedicate.
- Serre idroponiche e locale per lavare e preparare verdura e frutta.
- Fotovoltaico e impianti dimensionati per i consumi e la continuità della cura.
Budget da definire. Spese effettive non disponibili.
Rifugi e recinti, modulo dopo modulo
Diamo forma al cuore del Santuario con componenti ripetibili e una costruzione ordinata.
- Scavo perimetrale, cordonate e predisposizioni per il drenaggio.
- Collocazione dei rifugi prima del montaggio della struttura metallica.
- Montaggio dei telai, delle reti, delle lamiere e delle separazioni interne.
- Completamento di terreno, abbeveratoi e ripari ombreggiati.
Budget da definire. Spese effettive non disponibili.
Il laghetto e il parco vivo
Dopo le opere principali, completiamo un paesaggio che lasci spazio anche alla vita spontanea.
- Sistemare il bacino come possibile habitat, valutando specie, qualità dell’acqua e separazioni.
- Piantare la fascia alberata a destra e gli alberi nelle aree naturali libere.
- Collocare rifugi per uccelli e pipistrelli e favorire ambienti adatti alla piccola fauna.
- Definire il percorso pedonale riservato ai Custodi coinvolti nelle attività, coordinandolo con la viabilità di servizio e la tranquillità degli animali.
Budget da definire. Spese effettive non disponibili.
Preparare le persone. Accogliere gli animali.
Le strutture diventano un Santuario quando ci sono persone, competenze e risorse per prendersene cura ogni giorno.
- Selezionare e formare custodi e personale idoneo alle attività previste.
- Definire responsabilità veterinarie, procedure, manutenzioni e gestione delle urgenze.
- Verificare le condizioni operative e avviare gradualmente l’accoglienza autorizzata.
Budget da definire. Spese effettive non disponibili.
Misurare, imparare, condividere
Il Santuario realizzato diventerà la base concreta per aiutare altri progetti a nascere.
- Confrontare le stime con i costi effettivi e documentare le differenze.
- Raccogliere disegni, componenti, tempi di montaggio e manutenzioni.
- Studiare con enti, associazioni e sostenitori privati come adattare il modello a nuovi luoghi.
Budget da definire. Spese effettive non disponibili.
Un Santuario. Un’esperienza da condividere.
Vogliamo che chi verrà dopo possa partire da ciò che avremo imparato. A opere concluse, il preventivo diventerà un consuntivo documentato: materiali, tempi, costi per modulo ed economie ottenute. Una base per enti, associazioni e privati che desiderino sostenere, insieme alla Fondazione, nuovi progetti di cura.
Quello che il Santuario pilota ci insegna, ogni giorno.
Il filmato raccoglie fotografie e riprese reali del Santuario pilota. L’uso dei rifugi, i passaggi nella vegetazione e l’avvicinamento all’acqua rendono visibili alcune delle scelte raccontate in questa pagina. Non misurano da soli il benessere: sono un invito a osservare con attenzione.
In dieci anni abbiamo imparato a modificare gli spazi, non a considerarli conclusi. Il nuovo Santuario partirà da questa esperienza, mantenendo distinti ciò che abbiamo realizzato e ciò che stiamo progettando.
Vuoi approfondire il progetto o mettere a disposizione le tue competenze? Apri un dialogo con la Fondazione. Puoi seguire il percorso anche nelle notizie del Santuario.
Un modello replicabile

Custodire la vita, con rispetto.
Un’esperienza locale, una possibilità per altri territori.
Vogliamo che il Santuario pilota possa diventare un’esperienza da studiare, documentare e adattare. Replicare non significa riprodurre la stessa recinzione: significa costruire le condizioni perché la tutela possa durare anche in un altro contesto.
Per un Comune o un ente interessato, le prime domande riguardano il territorio, le specie, le competenze disponibili e chi potrà assumersi la gestione. Il terreno da solo non basta: servono responsabilità chiare, risorse e un progetto coerente con la missione.
La replicabilità è una direzione di sviluppo: partire dall’esperienza del Santuario pilota per studiare, insieme alle realtà interessate, progetti adatti a ciascun territorio.
LE SCELTE CHE DANNO FORMA ALLA CURA
Come vogliamo farle vivere.
Il perimetro protegge. L’habitat offre possibilità. Il nostro lavoro è tenere insieme entrambe le cose: spazi in cui muoversi, scegliere, ripararsi e alimentarsi, con interferenze umane ridotte al necessario e una cura quotidiana attenta.
Una presenza discreta. Esigenze che meritano attenzione.
Una tartaruga può attraversare le nostre giornate senza richiamare continuamente l’attenzione. Nel Santuario, osservarla significa imparare a riconoscere i suoi tempi: una sosta al sole, il passaggio fra le erbe, il ritorno a un riparo. È anche da questa vicinanza, costruita in oltre quarant’anni di esperienza, che nasce il nostro desiderio di proteggerla.
La discrezione, però, non deve renderla invisibile. Non ci aspettiamo che un animale esprima le proprie necessità nel modo più facile da capire per noi: siamo noi a dover imparare a osservarlo, rispettando la sua natura.
Per questo vogliamo offrire più di uno spazio protetto: ambienti da esplorare, ripari in cui sottrarsi alla vista e condizioni che permettano di vivere senza continue interferenze. Custodire significa anche esserci senza invadere.
Imparare a osservare il benessere →
Protezione · Vegetazione · Rifugi · Terreno · Acqua · Biodiversità
01 / PROTEZIONE
Perché una recinzione,
se il nostro riferimento è la natura?
Una rete può sembrare una separazione dalla natura. Nel nostro progetto ha una funzione precisa: ridurre i rischi che un animale affidato alla nostra responsabilità non potrebbe affrontare in sicurezza. La protezione riguarda intrusioni e prelievi non autorizzati, ma anche il contatto con animali che possono ferire le tartarughe, soprattutto gli esemplari più piccoli o vulnerabili.
Roditori e alcuni uccelli, compresi i corvidi, possono rappresentare un rischio in determinate condizioni. Non sono “nemici”: fanno parte della natura. È nostro compito limitare i conflitti attraverso la progettazione, senza trasformare la tutela delle tartarughe in ostilità verso le altre specie.
Nel Santuario pilota abbiamo sperimentato una struttura in ferro con rete metallica e protezioni perimetrali. Nel nuovo Santuario valuteremo insieme recinzioni, rifugi, drenaggio e gestione delle condizioni meteorologiche: nessuna singola barriera può garantire protezione da ogni evento.
La domanda non è soltanto «come impedire di entrare?», ma anche «quale vita rendiamo possibile all’interno?».
02 / POSSIBILITÀ DI SCELTA
Non un prato perfetto.
Un ambiente da abitare.
Non immaginiamo una superficie uniforme, ordinata soltanto per piacere a chi la guarda. Vogliamo creare un mosaico di ambienti: zone soleggiate e riparate, vegetazione bassa e cespugli, terreno in cui scavare, piccoli rilievi e passaggi tra spazi differenti.
Nel Santuario pilota osserviamo quanto le tartarughe utilizzino le aree con vegetazione più alta e articolata. È un’esperienza che orienta il progetto, non una regola assoluta: il valore sta nel lasciare alternative, perché le condizioni e le esigenze cambiano nel corso della giornata e delle stagioni.
Alcune porzioni resteranno accessibili per la cura e la manutenzione; altre offriranno maggiore copertura e tranquillità. Irrigazione mirata e drenaggio dovranno sostenere la vegetazione senza rendere uniformemente bagnato tutto il terreno.

03 / RIFUGI E STAGIONI
Un riparo è una funzione,
non una decorazione.
I rifugi sono pensati come spazi di riposo e protezione, non come piccole case da esporre. Nel Santuario pilota le tartarughe utilizzano le strutture durante la notte e per lo svernamento: un comportamento che osserviamo da anni e che continuiamo a mettere in relazione con le condizioni dell’ambiente.
Le soluzioni realizzate comprendono elementi strutturali, rivestimenti in compensato marino e coibentazione. Ogni elemento risponde a una funzione precisa: proteggere, durare e consentire controlli e manutenzione regolari. Foglie e materiale vegetale accompagnano la gestione stagionale, senza sostituire il controllo di temperatura, umidità e drenaggio.
Nel nuovo progetto, vegetazione e rifugi dovranno lavorare insieme. Non basta isolare un tetto: bisogna verificare come il riparo si comporta davvero con il caldo, il freddo e le piogge.

04 / TERRENO E DEPOSIZIONE
Anche sotto le zampe
si progetta il benessere.
Il terreno non sarà un semplice riempimento. Prevediamo superfici diversificate, piccoli rilievi e aree con substrato scavabile e ben drenato. Piccoli dislivelli, sole e ombra offriranno condizioni diverse tra cui muoversi, seguendo il ritmo della giornata e delle stagioni.
Nel Santuario pilota abbiamo già predisposto zone con terreno più sciolto e piccoli rilievi per la deposizione. Nel nuovo Santuario vogliamo offrire alle femmine luoghi adatti e tranquillità, osservando la scelta del sito senza disturbarle inutilmente.
La ricerca di un punto e gli scavi di prova non coincidono con la deposizione vera e propria. Difficoltà persistenti o un marcato cambiamento delle condizioni dell’animale richiedono attenzione veterinaria. Offrire siti idonei non significa promuovere nascite senza un piano: la gestione riproduttiva dovrà essere coerente con gli spazi e con la possibilità di garantire cura nel tempo.
05 / ACQUA ACCESSIBILE
Un piccolo punto d’acqua.
Una scelta concreta di cura.
Nel Santuario pilota una soluzione semplice si è dimostrata particolarmente utile: abbeveratoi in pietra lavorata, con una cavità poco profonda e un accesso graduale. Abbiamo osservato le tartarughe avvicinarsi e utilizzare questi punti d’acqua; la forma è diventata parte della nostra esperienza di progetto.
La stabilità, l’assenza di bordi bruschi e la possibilità di pulire agevolmente la superficie aiutano anche il lavoro dei custodi. La pietra non elimina da sola sporco o alghe: pulizia e ricambio dell’acqua restano necessari.
Nel nuovo Santuario vogliamo distribuire più punti d’acqua, adeguati alle dimensioni degli animali, con superfici non scivolose e uscita semplice. La profondità deve consentire di mantenere agevolmente la testa fuori dall’acqua. Acqua disponibile, controllo e manutenzione fanno parte dello stesso impegno.

06 / ALTRE VITE, LO STESSO AMBIENTE
Un habitat non ospita
una sola storia.
Il Santuario pilota non è abitato soltanto dalle tartarughe. Tra la vegetazione osserviamo lucertole, mantidi, grilli, ragni, lumache e molti altri piccoli animali. Api, vespe e altri insetti visitano i fiori e i punti d’acqua.
Questa presenza ci ricorda che un habitat non è una somma di oggetti, ma un insieme di relazioni. Nel nuovo Santuario vogliamo favorire vegetazione diversificata, fioriture e microambienti, conciliando questa ricchezza con la protezione degli animali ospitati.
La scelta di arbusti e altre piante privilegerà specie adatte al territorio e non invasive. Le piante utili a insetti e altri animali non saranno automaticamente considerate alimento per le tartarughe: ogni funzione richiede una scelta consapevole.

CRESCERE CON RESPONSABILITÀ
Prima la qualità della vita.
Poi il numero degli animali.
L’area di circa 10.000 m² comprende il progetto nel suo insieme: habitat, servizi, percorsi e coltivazioni. Non coincide con la superficie dei soli recinti. La capacità di accoglienza sarà definita progressivamente, considerando lo spazio effettivamente utilizzabile, la taglia degli animali, la compatibilità dei gruppi e le risorse disponibili.
Il progetto dovrà prevedere separazioni quando necessarie, spazi per quarantena e isolamento, accesso alle cure e personale in grado di seguire gli animali. L’età da sola non determina lo spazio necessario. Il numero degli esemplari dovrà adattarsi alla qualità della cura, non il contrario.
L’arte di custodire ogni dettaglio
Quarant’anni di cura. Un Santuario che continua a crescere.
La nostra storia con le tartarughe comincia circa quarant’anni fa, molto prima della nascita della Fondazione, con un piccolo esemplare salvato da una strada trafficata. La sua prima sistemazione fu una fioriera: un inizio semplice, lontano dagli spazi e dalla consapevolezza che avremmo costruito negli anni.
Imparando a conoscere questi animali, abbiamo imparato anche a fare loro più spazio. Passo dopo passo, abbiamo offerto ambienti più ampi e maggiore libertà di movimento, osservando i loro comportamenti e comprendendo sempre meglio le loro esigenze. Non è stato un punto di arrivo immediato, ma un percorso di ascolto, esperienza e cambiamento.
Circa dieci anni fa questo cammino ha portato alla costruzione del primo vero Santuario pilota: circa 500 m² dedicati alla cura di circa 200 tartarughe. Da allora continuiamo a ottimizzarlo, individuando ciò che funziona, i limiti da correggere e le nuove attenzioni di cui gli animali e il loro ambiente hanno bisogno.
Un habitat non rimane uguale a sé stesso: la vegetazione cresce, le stagioni si susseguono, le condizioni meteorologiche e le esigenze degli animali richiedono nuove attenzioni. Per questo ripari, ombra, gestione dell’acqua e manutenzione non sono scelte da considerare definitive, ma aspetti da osservare e rivalutare nel tempo.
Trovare un buon equilibrio non significa aver concluso il lavoro. Continueremo a migliorare il Santuario pilota e a portare ciò che impariamo nel nuovo Santuario, più grande e pensato per poter accogliere più animali, quando strutture, autorizzazioni e capacità di cura lo consentiranno. Vogliamo farlo con attenzione etica, naturalistica ed ecologica: rispetto per ogni animale, habitat adeguati e uso responsabile di acqua, energia e territorio. Crescere, per noi, significa dare più spazio alla vita senza perdere la cura dei dettagli.
Anche uno sguardo diverso può aiutarci a migliorare.
Hai un’osservazione, un’esperienza o una proposta utile per il Santuario? Siamo disponibili ad ascoltarla. Raccontaci che cosa hai notato, quale soluzione suggerisci e, se l’hai già applicata, in quali condizioni e con quali risultati. Valuteremo le idee in relazione al nostro contesto, con le competenze necessarie. Quando una proposta risulterà adatta, potremo introdurla gradualmente e verificarne gli effetti, senza mettere a rischio gli animali.
01 · Osservare
Dare valore ai segnali.
Prestare attenzione agli animali e all’ambiente, riconoscendo quando è necessario il contributo di competenze specifiche. La divulgazione non sostituisce la valutazione di un professionista.
02 · Mantenere
Prendersi cura dello spazio.
Considerare vegetazione, ripari, terreno e manutenzione come parti dello stesso impegno. La qualità di un progetto dipende anche dalla possibilità di seguirlo nel tempo.
03 · Documentare
Imparare senza forzare.
Raccogliere osservazioni e rendere comprensibili le scelte, distinguendo sempre ciò che è stato verificato dalle ipotesi e dagli obiettivi futuri.
ESPERIENZA, NATURA E TECNOLOGIE AL SERVIZIO DELLA VITA
Un Santuario che cresce.
Una cura che guarda lontano.
Oggi la vegetazione del Santuario pilota non basta a sostenere tutti gli animali e viene integrata con alimenti provenienti dall’esterno. Il nuovo progetto vuole affrontare insieme la disponibilità di cibo, la gestione dell’acqua e la continuità delle cure.
Stiamo studiando il suo sviluppo su un’area di circa 10.000 m², già acquistata dal fondatore e che sarà concessa in uso alla Fondazione. Vogliamo dare piena forma al nostro primo Santuario Etico dedicato a questi animali, progettando insieme habitat, cura e continuità della gestione.
L’acqua piovana, una risorsa da custodire.
Nel progetto intendiamo prevedere il recupero delle acque piovane. Tra le ipotesi c’è un bacino di raccolta che, se le verifiche ne confermeranno l’idoneità, potrebbe contribuire anche alla creazione di un habitat per eventuali tartarughe acquatiche.
Raccogliere acqua e ospitare animali sono funzioni da progettare con competenze specifiche: qualità dell’acqua, sicurezza, necessità delle specie e gestione nel tempo guideranno la valutazione. Non è ancora attivo un laghetto né un servizio di accoglienza per tartarughe acquatiche.
Coltivare nutrimento, rispettando le altre vite.
Prevediamo una maggiore presenza di erbe adatte al pascolo delle testuggini mediterranee e spazi dedicati alla coltivazione. Tarassaco e piantaggine sono esempi di piante da considerare, previa identificazione e valutazione della provenienza; varietà e fibra guideranno le scelte. Arbusti da frutto utili alla biodiversità non equivalgono a una dieta a base di frutta per Testudo hermanni.
Produrre una parte del cibo significa conoscerne meglio la provenienza e cercare di ridurre la dipendenza dagli acquisti, senza presumere che ogni alimento esterno sia inadatto. Tra le soluzioni che stiamo valutando c’è una struttura per colture idroponiche protette. Ci interessa la possibilità di seguire con attenzione la coltivazione e di programmare una parte della produzione. L’obiettivo è prevenire i problemi e ridurre il ricorso ai trattamenti, cercando soluzioni che proteggano anche lumache, insetti e le altre forme di vita presenti nell’area.
L’idroponica coltiva senza terreno, ma richiede acqua e nutrienti: non significa automaticamente assenza di fertilizzanti o pesticidi. La scelta dovrà tenere conto di nutrizione delle piante, protezione delle colture, qualità dell’acqua, consumi energetici e gestione delle soluzioni nutritive. L’obiettivo è scegliere un sistema sostenibile e adatto alle esigenze del Santuario, valutandone insieme benefici, consumi e manutenzione.
Piante, varietà e alimentazione: approfondisci nel Centro Studi →
Innovare per prendersi cura, non per forzare la natura.
La Fondazione è aperta alle tecnologie quando aiutano a custodire meglio. L’autosufficienza è un obiettivo verso cui lavorare, non un risultato già raggiunto: valuteremo le soluzioni per la loro utilità reale, la manutenzione necessaria e la coerenza con il rispetto degli animali e dell’ambiente.
Il terreno è stato acquistato; la concessione in uso alla Fondazione è un passaggio futuro. Bacino, coltivazioni e relativi impianti sono ipotesi progettuali da approfondire con professionisti qualificati prima della realizzazione.
Per comprendere l’idroponica: FAO — principi, opportunità e limiti; University of Minnesota Extension — coltivazione idroponica e gestione. Approfondimenti sui principi e sulla gestione della coltivazione idroponica.
Vicini alla loro vita, nel rispetto dei loro spazi.
Il Santuario è pensato per offrire agli animali tranquillità, protezione e continuità di cura. Per preservare questo equilibrio, al momento non sono previste visite o forme di accesso del pubblico.
Desideriamo però condividere la vita che questo luogo custodisce. Stiamo progettando un sistema audiovisivo che permetta di osservare a distanza alcuni momenti della quotidianità degli animali, dal proprio telefono o computer, in fasce orarie dedicate e senza interferire con i loro ritmi. Le riprese saranno pensate per rispettare la riservatezza delle persone e del luogo; modalità e tempi saranno comunicati quando il servizio sarà pronto.
Un modo per sentirsi parte del Santuario anche da lontano: conoscere, comprendere e accompagnare la cura, lasciando agli animali il loro spazio.
La nostra esperienza nasce dalle tartarughe terrestri, con particolare attenzione alla Testudo hermanni. Da qui prende forma una visione più ampia: custodire significa riconoscere che ogni specie richiede conoscenza, condizioni adeguate e responsabilità specifiche. Non significa riunire animali diversi in uno stesso spazio.
Lo Statuto dà un fondamento a questa scelta: definisce il santuario etico come una struttura priva di finalità commerciali o speculative, orientata al benessere, alla cura e alla protezione degli animali ospitati. Leggi i principi dello Statuto.
Esperienza sul campo, conoscenze da condividere.
Le osservazioni sul Santuario pilota sono raccontate dalla Fondazione: documentano la nostra esperienza, non uno studio sperimentale. Le scelte per il nuovo Santuario sono obiettivi progettuali da verificare con le competenze necessarie.
Riferimenti: IUCN/SSC — habitat di Testudo hermanni; Royal Veterinary College — cura delle testuggini mediterranee; MSD Veterinary Manual — salute riproduttiva dei rettili. Le informazioni divulgative non sostituiscono la valutazione veterinaria del singolo animale.
La riservatezza è una forma di protezione.
La tranquillità e la sicurezza degli animali richiedono discrezione. Per questo non diffondiamo coordinate, mappe geografiche, indicazioni stradali o altri riferimenti che rendano identificabile il Santuario. Gli schemi di questa pagina raccontano gli spazi senza fornire indicazioni per raggiungerli.
La sede amministrativa è dedicata alle attività della Fondazione, non alle visite al Santuario. Donare o collaborare significa accompagnare la cura: non comporta un diritto di ingresso. Vogliamo condividere il progetto attraverso racconti, immagini e, in futuro, il sistema audiovisivo che stiamo studiando.
Prima di scriverci
È possibile affidare una tartaruga al Santuario?
Al momento no: il Santuario non può ancora accogliere tartarughe provenienti dall’esterno. Stiamo predisponendo la documentazione necessaria per ottenere le autorizzazioni all’accoglienza. Quando avremo ottenuto le autorizzazioni e saremo pronti ad avviare il servizio, lo comunicheremo su questo sito, indicando modalità e condizioni. Ogni eventuale affidamento sarà valutato singolarmente, considerando gli spazi disponibili, le esigenze dell’animale e la documentazione necessaria. Nel frattempo puoi scriverci per informazioni sul progetto: il contatto non costituisce una prenotazione né una conferma di accoglienza.
Un Comune può proporre un nuovo Santuario?
Sì, può avviare un confronto sulla visione e sulle condizioni del territorio. La proposta non comporta l’approvazione di una sede: saranno necessarie valutazioni tecniche, organizzative e degli organi competenti.
Un impegno che può continuare insieme
Anche tu puoi prendertene cura.
Puoi accompagnare il progetto con un contributo libero, mettere a disposizione competenze o far conoscere questa visione. Senza obblighi: il modo giusto di partecipare è quello che senti tuo.